SPECIALE VINO: guardare oltre la crisi

Un’immagine del settore vino ancora in difficoltà ma che guarda lontano. Capace di rispondere con resilienza e fare del valore del territorio una leva su cui ricostruire la ripartenza.

di Paolo Andreatta

 

 

“È giunto il momento di una visione di prospettiva, andando oltre l’emergenza e considerando

la situazione attuale come sostanzialmente strutturale”

«Da questa crisi abbiamo imparato la resilienza e a guardare lontano, nonostante tutto. Riteniamo doveroso continuare a comunicare un’immagine del settore che vada oltre la crisi legata all’emergenza in un’ottica di lungo periodo. In futuro, dovremo ricorrere maggiormente alla realtà digitale per trasmettere le emozioni e intensificare il dialogo con i consumatori, sia nella presentazione dei prodotti sia in tutte le fasi dell’attività commerciale».

A parlare è Sandro Boscaini, attuale Presidente di Federvini nonché presidente, da oltre 40 anni, di Masi Agricola, che proprio qualche settimana fa ha ricevuto il prestigioso premio “Una vita per il vino”, il più emozionante tra i riconoscimenti che ogni anno Doctor Wine assegna, a Milano, a vini, cantine, persone e progetti enologici più meritevoli.

Con lui abbiamo parlato dello stato del settore vino in questo 2020 per capire, a vendemmia ormai ultimata, a che punto siamo e quali siano le prospettive.

 

Sandro Boscaini, Presidente Federvini.

 

 

Presidente, l’emergenza Covid-19 e il lungo lockdown hanno inciso profondamente anche sull’industria del vino. Quali sono, secondo lei, la reale situazione del settore e le prospettive di chiusura del 2020?

«L’ultimo studio realizzato in collaborazione con TradeLab, purtroppo ancora pesantemente negativo, prevede per il mercato del vino una chiusura dell’anno pari al -28%. Tale contrazione, per quanto significati-va, risulta essere tuttavia inferiore alla stima effettuata per il mercato fuori casa (-33% per tutte le categorie F&B) e in miglioramento di un punto percentuale rispetto alle precedenti previsioni, grazie ad un andamento non così negativo nel mese di agosto.

Nei pubblici esercizi – il veicolo principale per il comparto – si prevede una chiusura a fine anno migliore, quantomeno per i ristoranti rispetto ad altri canali. Si parla soprattutto dei ristoranti di fascia medio alta, che impattano per  circa il 40% del venduto per la categoria vini – rappresentando la quota parte più rilevante – e che hanno una previsione di impatto del -26%. Questo dato ha preso corpo proprio in agosto, dove abbiamo assistito a una piccola ripresa dei canali ristoranti e pizzerie in particolare nell’occasione della cena». I dati evidenziati dallo studio rimangono dunque penalizzanti per i vini.

 

Quali categorie di aziende e tipologie di vino colpirà in particolare questa crisi?

«Le Aziende che lavorano prettamente nel canale Horeca stanno risentendo molto della situazione, atteso che ci troviamo a gestire un fenomeno senza precedenti. Il vino della fascia “alta gamma” è quello più colpito in questo momento e le stime non possono che essere al ribasso».

 

L’estate è stata vista da molti quale volano di ripartenza. Quali le strade e gli strumenti per ripartire e cosa è necessario fare a livello di filiera?

«È necessario lavorare a una strategia ampia di promozione, che guardi al posizionamento strategico dei vini sui mercati nazionali e internazionali, tenendo conto anche delle possibili collaborazioni con quei settori a noi vicini quali quello dell’Horeca e del turismo. È opportuno ragionare considerando le intere filiere in modo sistemico e lavorare per sostenere i consumi con azioni concrete e misurabili tenendo conto dei limiti esistenti».

 

Che cosa si aspetta dal mercato Horeca interno e dall’export nei prossimi mesi?

«Credo che occorra attendere lo svolgersi degli eventi. Al momento, sul fronte della domanda dei consumi fuori casa, la contrazione del turismo straniero, in particolare extra UE, ha avuto un’incidenza decisiva in negativo. L’impatto sui consumi di vino derivanti della domanda turistica straniera è pari al -57%. Sull’export continuiamo a monitorare i mercati di destinazione dove la nostra presenza è consolidata, cercando di allargare gli orizzonti su altre destinazioni dove esistono potenzialità limitate però da diversi ostacoli non tariffari».

 

La nuova vendemmia la preoccupa?

«Le prime stime indicano una vendemmia 2020 che per quantità dovrebbe vicina a quella passata (47 mln di hl), mentre sulla qualità le aspettative sono elevate.

Al di là delle stime, questa vendemmia contribuisce a stimolare un dibattito interno su quali strumenti adottare per rilanciare in modo concreto il settore, colpito dagli effetti dei provvedimenti di contenimento e gestione della pandemia da Covid 19».

 

Quale secondo lei una prospettiva realistica di ripartenza?

«Per quanto i dati non ci consentano di essere molto ottimisti e i vini destinati all’Horeca stiano registrando un pesante calo nei consumi, auspico che la situazione si normalizzi quanto prima. Il vino e i territori che lo rappresentano saranno la forza della sua ripresa».

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