Doggy Bag, diffusa ma poco usata

#spreco #horeca #doggybag

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LA CULTURA DELL’ANTISPRECO È SEMPRE PIÙ SENTITA. L’INIZIATIVA DI FIPE HA REGISTRATO 24.000 “RIMPIATTINI”. E ORA LA DOGGY BAG POTREBBE DIVENTARE LEGGE

Il 91,8% dei ristoranti in Italia è attrezzato per fornire al cliente la cosiddetta “doggy bag”, termine inglese che altro non indica che la possibilità per il consumatore di portare a casa il cibo e/o le bevande non consumate durante il pranzo o la cena. Una percentuale altissima che testimonia l’attenzione e l’impegno profuso dal comparto Horeca in questi anni per la lotta allo spreco alimentare. Bene ma fino a un certo punto. Dall’indagine presentata a Roma da Fipe Confcommercio e Comieco (“Spreco alimentare: al ristorante la Doggy Bag si chiama Rimpiattino”) emerge, infatti, che solo il 15,5% degli italiani porta a casa, con regolarità, il cibo non consumato fuori casa. Una percentuale che scende addirittura all’11,8% se si parla di vino.

91,8%

RISTORANTI IN ITALIA ATTREZZATI
PER FORNIRE LA DOGGY BAG

74%

ITALIANI A FAVORE
DELLA DOGGY BAG

Fonte: indagine Fipe Confcommercio
e Comieco

CLIENTI CHE CHIEDONO L’USO DELLA DOGGY BAG

 

Fonte: indagine FIPE

UNA MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA

Una percentuale ancora troppo bassa. A maggior ragione se inserita in un contesto di diffusa e crescente consapevolezza all’antispreco. Il 74% degli italiani si dice a favore della possibilità di portare a casa il cibo che non è riuscito a consumare. In molti proprio per evitare sprechi di cibo. Per il 22% tale possibilità è addirittura una variabile rilevante nella scelta del ristorante. A giocare un ruolo di freno importante sembrerebbe essere soprattutto un elemento psicologico e sociale: l’imbarazzo. L’indagine FIPE parla di percentuali che arrivano al 55% dei casi. Seguita dalla scomodità (19,5%) e dall’indifferenza (18,3%).

 

VERSO L’OBBLIGO DI LEGGE

L’impegno degli operatori del fuori casa nel promuovere l’abitudine alla doggy bag si rivela, nei numeri dell’indagine FIPE, buono. Con margini, però, di miglioramento. Il 42,6% degli esercenti ricorda “spesso” ai clienti della possibilità di portare con sé il cibo non consumato; il 34,3% lo fa raramente. Il 23,1% non lo fa mai. Nella direzione di incidere con forza sul tema della lotta allo spreco sembrano guardare anche le recenti scelte politiche. Se la pratica della doggy bag è oggi già legge in alcuni Paesi, in Italia ancora non lo è. Al vaglio del Parlamento italiano ci sono, però, due proposte di legge: una depositata al Senato a dicembre; l’altra presentata recentemente alla Camera.

OPERATORI DI SETTORE CHE CHIEDONO AI CLIENTI SE VOGLIONO PORTARSI VIA CIBO E VINO NON CONSUMATI

42,6%

SPESSO

 

34,3%

RARAMENTE

 

23,1%

MAI

 

Fonte: indagine FIPE

UNA “SPINTA GENTILE”

«Che il contrasto dello spreco alimentare, tema su cui la Federazione è da sempre in prima linea, sia sempre di più nell’agenda politica è un fatto positivo – ha sottolineato Lino Enrico Stoppani, Presidente di FIPE – Confcommercio – ma la giusta sfida pone anzitutto uno sforzo culturale per superare i tanti pregiudizi che ancora condizionano le scelte delle persone. Occorre, cioè, una “spinta gentile” che porti ad assumere comportamenti virtuosi in grado di fare la differenza. La diffusione su base volontaria del Rimpiattino tra i ristoratori ha proprio l’obiettivo di abbattere il muro dell’imbarazzo che ancora oggi rappresenta l’ostacolo più importante alla diffusione dei comportamenti anti spreco».

L’INIZIATIVA “RIMPIATTINO”

L’iniziativa, nata nel 2018, è stata rinnovata anche quest’anno da FIPE e Comieco. Il progetto ha distribuito in tutta Italia, ai ristoranti aderenti all’iniziativa, iconici contenitori di carta per portare a casa il cibo e il vino non consumati a tavola. In totale, a oggi, sono stati 24.000 i “Rimpiattini” distribuiti tra 875 ristoranti di 22 città.

UNO SGUARDO ALLA LEGISLAZIONE ATTUALE

IN ITALIA

AL MOMENTO IN ITALIA È IN VIGORE SOLO LA LEGGE 166/16 SUGLI SPRECHI ALIMENTARI CHE PROMUOVE L’UTILIZZO DA PARTE DEGLI OPERATORI DEL FUORI CASA DI CONTENITORI RIUTILIZZABILI IDONEI A CONSENTIRE AI CLIENTI L’ASPORTO DEGLI AVANZI DI CIBO.

       

       ALL’ESTERO

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